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Fukushima, finiranno in mare le acque contaminate

Il Giappone ha deciso di rilasciare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata impiegata per raffreddare i reattori danneggiati della centrale nucleare di Fukushima. Protestano Cina e Corea del Sud.

Il governo giapponese guidato dal premier Yoshihide Suga, ha dato il via libera al rilascio in mare dell’acqua contaminata conservata attorno alla centrale nucleare di Fukushima-1, dove in seguito allo tsunami dell’11 marzo 2011 si è avuto il peggiore incidente nucleare dopo Cernobyl. La Tepco, la società elettrica proprietaria della centrale, ha previsto di sversare in mare le acque contaminate stoccate presso la centrale nell’arco di due anni. 

La questione, discussa da molti anni, riguarda l’acqua contaminata quotidianamente utilizzata per il raffreddamento dei reattori, che è poi sottoposta a un articolato trattamento per rimuovere gli isotopi radioattivi. Purtroppo, però, non si è ancora riusciti a eliminare il trizio, dannoso per gli umani se assunto a grandi dosi.

Così da anni quest’acqua viene accumulata in grandi serbatoi che ormai circondano la centrale.  Poco più di 1.000 serbatoi si sono accumulati nella area adiacente all’impianto e secondo il gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco), le cisterne raggiungeranno la massima capacità consentita entro l’estate del 2022. Ogni giorno si producono circa 140 tonnellate di questa acqua. Complessivamente l’acqua stoccata nei serbatoi aveva superato a ottobre scorso 1,23 milioni di tonnellate.

Una commissione apposita istituita presso il ministero dell’Economia e dell’Industria nipponico a febbraio dello scorso anno aveva concluso che uno smaltimento in mare dopo il trattamento è un'”opzione realistica”, perché i livelli di contaminazione non sarebbero preoccupanti.

Acqua contenente trizio è solitamente rilasciata nell’oceano da strutture nucleari in tutto il mondo. Le linee guida per questa operazione richiedono che questa acqua sia diluita fino a un settimo del limite raccomandato per l’acqua potabile dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nel febbraio dello scorso anno, durante una visita alla centrale, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell’acqua nell’Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell’industria nucleare.

L’ipotesi che acqua contaminata possa essere smaltita in mare incontra, tuttavia, una forte opposizione dei pescatori della regione che hanno già dovuto subire un danno incalcolabile a causa dell’incidente di Fukushima. L’Associazione nazionale dei sindacati dei pescatori lo scorso anno ha chiarito: “Siamo assolutamente contrari al rilascio (dell’acqua), che non incontrerebbe alcuna comprensione da parte del popolo”.

L’esecutivo nipponico ha detto che intende lanciare un dialogo per identificare come attutire eventuali impatti alla pesca e ha chiarito che la Tepco dovrà fornire compensazioni laddove la reputazione dei prodotti locali venga danneggiata dal rilascio dell’acqua contaminata. L’attesa decisione, inoltre, ha provocato nei giorni scorsi proteste da parte dei paesi vicini. In Corea del Sud il governatore della provincia di Jeju ha minacciato di portare il Giappone nelle corti internazionali se procederà con il piano. In Cina il ministero degli Esteri, per bocca del portavoce Zhao Lijian, ha detto che il Giappone dovrebbe “immediatamente rendere disponibili in maniera volontaria, precisa, stringente, accurata, aperta e trasparente tutte le relative informazioni e assumere decisioni prudenti dopo piena consultazione con i paesi vicini”.

Fonte articolo: https://www.rainews.it/ Fonte immagine: ansa.it

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Luca

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