Valanga del 26 gennaio 2026: una nuova chiave per capire la resilienza del ghiacciaio del Belvedere

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Dopo una delle tre valanghe più imponenti registrate dal 2013 con il progetto Ghiaccio Vivo, emerge una riflessione: il contributo valanghivo potrebbe aiutare il ghiacciaio del Belvedere a resistere al cambiamento climatico, come osservato in alcuni ghiacciai himalayani.

Una valanga eccezionale sul ghiacciaio del Belvedere

Nel quadro del progetto “Ghiaccio Vivo”, ieri è stata registrata una valanga di dimensioni eccezionali: una delle tre più grandi osservate dal 2013, anno di avvio del monitoraggio. Con oltre 170 eventi documentati, il progetto ha permesso di conoscere in profondità la parete est del Monte Rosa, individuando i settori più soggetti a distacchi.

Il settore più attivo è il canalone Imseng, da cui si originano crolli di ghiaccio, valanghe e distacchi di cornice provenienti dal Colle Gnifetti. In alcuni casi si verificano anche frane. Tutti questi fenomeni convergono sul ghiacciaio del Belvedere, alimentandolo in modo discontinuo ma significativo.

L’imponente valanga del 26 gennaio 2026, notare come i fiocchi arrivino fino in prossimità della webcam.

Il contributo valanghivo: un possibile alleato?

Recenti studi condotti sull’Himalaya hanno evidenziato un fenomeno sorprendente: alcuni ghiacciai resistono meglio al cambiamento climatico grazie al contributo delle valanghe. Queste apportano neve e ghiaccio supplementari, contribuendo al bilancio di massa e rallentando la fusione.

Secondo una ricerca del WSL e dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, in alcune regioni alpine fino all’11% della neve presente sui ghiacciai proviene da valanghe. In Nuova Zelanda la percentuale sale al 22%. Questo meccanismo di “alimentazione indiretta” potrebbe avere effetti positivi anche su ghiacciai più piccoli e localizzati.

Pochi istanti dopo il distacco avvenuto da Colle Gnifetti.

Il Belvedere: un ghiacciaio himalayano delle Alpi?

Il ghiacciaio del Belvedere, incastonato sotto la parete est del Monte Rosa, rappresenta un caso unico nel panorama alpino. Per morfologia, esposizione e dinamica valanghiva, ricorda in piccolo le condizioni di alcuni ghiacciai himalayani. Tuttavia, gli ultimi inverni sono stati poveri di neve, rendendo difficile un apporto valanghivo costante.

Nonostante ciò, l’osservazione diretta e il monitoraggio continuo suggeriscono che le valanghe potrebbero avere un ruolo nel rallentare la fusione del ghiacciaio. Se questo meccanismo è valido in Nepal, perché non potrebbe esserlo anche per il Belvedere?

La valanga e il soffio dopo aver ridisceso oltre 2000 m di parete passa dall’Alpe Pedriola al Rifugio Zamboni e risale verso il Pizzo Bianco

Conclusioni

La valanga registrata ieri è un segnale importante. Non solo per la sua imponenza, ma per ciò che rappresenta nel contesto climatico attuale. Il progetto “Ghiaccio Vivo” continua a raccogliere dati preziosi, e forse proprio da queste osservazioni potrà emergere una nuova chiave di lettura per la resilienza dei ghiacciai alpini.

Il ghiacciaio del Belvedere potrebbe essere, in piccolo, una testimonianza di resistenza climatica alimentata dalle valanghe.

Il soffio e i fiocchi arrivano fino in prossimità della webcam al Miravalle
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Luca

Ciao, sono Luca. In questo sito condivido i miei progetti e ospito l’Associazione Meteo Live VCO, con l’obiettivo di raccontare e interpretare il clima, la natura e i fenomeni del Verbano Cusio Ossola, offrendo al territorio uno strumento affidabile per comprenderlo e valorizzarlo anche in chiave turistica e culturale. Buona navigazione!