Il troppo caldo, il vento da Nord e le poche precipitazioni sono la causa degli incendi
Il 2026, fino a settembre, mostra precipitazioni molto inferiori alla media climatica e in diversi mesi valori nettamente sotto le medie storiche. Questo configura una siccità meteorologica, con probabile impatto anche su suoli, falde e corsi d’acqua (siccità idrologica).
Analisi dettagliata mese per mese, dati da Domodossola Torre Mattarella 350 m
Confronto tra 2026 e le medie (AVG) :
- Gennaio: 96.3 mm vs 74.1 mm → sopra media
- Febbraio: 43.2 mm vs 62.6 mm → molto sotto media
- Marzo: 183.6 mm vs 143.4 mm → sopra media
- Aprile: 64.8 mm vs 145.3 mm → meno della metà
- Maggio: 54.4 mm vs 155.3 mm → un terzo della media
- Giugno: 81.8 mm vs 101.4 mm → sotto media
- Luglio: 25.9 mm vs 74.9 mm → forte deficit
- Agosto: 37.1 mm vs 87.4 mm → forte deficit
- Settembre: dati mancanti, ma la tendenza è già chiara
Il dato chiave
Da aprile ad agosto, Domodossola ha ricevuto circa il 40–50% in meno della pioggia normale. Questa è una sequenza di mesi secchi che, in climatologia, basta da sola a definire una siccità.
Confronto con anni recenti
- Il 2024 è stato estremamente piovoso (2370 mm), quindi il contrasto amplifica la percezione del 2026.
- Il 2022 fu molto secco, ma il 2026 – almeno fino ad agosto – lo sta superando in deficit primaverile-estivo.
Implicazioni locali
Domodossola e l’Ossola risentono molto della pioggia primaverile ed estiva per:
- ricarica delle falde,
- stabilità dei torrenti,
- alimentazione dei ghiacciai e nevai residui,
- mitigazione delle ondate di calore.
Il 2026, con questa sequenza di mesi secchi, ha sicuramente generato stress idrico.
🔥 Incendi: non solo siccità, ma un mix di caldo anomalo e vento da Nord
Gli incendi che hanno colpito l’Ossola nel 2026 non sono stati causati solo dalla siccità, ma da una combinazione di fattori che ha reso il territorio estremamente vulnerabile. Il caldo anomalo iniziato il 13 giugno, con temperature molto superiori alla norma, ha accelerato l’evaporazione e ha prosciugato rapidamente i suoli già indeboliti dal deficit di pioggia primaverile. A questo si è aggiunto il forte vento da Nord, che dopo ogni perturbazione primaverile asciugava il terreno in poche ore, portando l’umidità superficiale a livelli minimi.
Conclusione
Questa sequenza — siccità + caldo precoce + vento secco — ha creato le condizioni ideali per la propagazione degli incendi: vegetazione stressata, terreni aridi, e un’atmosfera calda e ventilata che favorisce l’innesco e la diffusione delle fiamme. È importante sottolinearlo: la siccità è un fattore chiave, ma non l’unico, e gli eventi del 2026 dimostrano quanto sia pericolosa la combinazione di più elementi climatici estremi.